Guida partita IVA
Regime forfettario 2026: conviene ancora? Requisiti, tasse e netto reale
Il regime forfettario resta il punto di partenza per la maggior parte di chi apre partita IVA in Italia, grazie alla tassazione ridotta e agli adempimenti semplificati. Ma quanto rimane davvero in tasca a fine anno? In questa guida vediamo requisiti, come si calcola l'imposta e alcuni esempi concreti con numeri reali.
Chi può accedere al regime forfettario
Puoi aprire (o restare in) regime forfettario se:
- i tuoi ricavi o compensi annui non superano 85.000 €;
- non superi i 35.000 € di reddito da lavoro dipendente o da pensione percepito nell'anno precedente (soglia confermata anche per il 2026 dalla Legge di Bilancio, L. 199/2025 — non applicabile se il rapporto di lavoro è cessato);
- non detieni partecipazioni in società di persone, SRL trasparenti o associazioni professionali che svolgono attività riconducibile alla tua;
- non eserciti l'attività prevalentemente nei confronti di un ex datore di lavoro (o soggetti a esso riconducibili) negli ultimi due anni.
Superare 85.000 € durante l'anno non ti fa uscire subito dal regime: resti forfettario fino a fine anno, mentre esci con effetto immediato solo se superi i 100.000 €.
Come si calcola l'imposta: il coefficiente di redditività
A differenza del regime ordinario, nel forfettario non deduci le spese reali sostenute. Al loro posto, la legge applica un coefficiente di redditività fisso in base al codice ATECO della tua attività, che determina quanta parte del fatturato è considerata "reddito imponibile":
| Tipo di attività | Coefficiente |
|---|---|
| Intermediari del commercio | 86% |
| Commercio al dettaglio e all'ingrosso | 78% |
| Servizi professionali e tecnici (consulenza, IT, design...) | 67% |
| Alberghi e ristoranti | 54% |
| Costruzioni e attività immobiliari | 40% |
Su questa quota di reddito imponibile si applica poi l'imposta sostitutiva: 5% per i primi 5 anni di una nuova attività che rispetta certi requisiti (non aver svolto la stessa attività nei 3 anni precedenti, tra gli altri), oppure 15% a regime.
Contributi INPS: la voce che pesa di più
Al di là dell'imposta sostitutiva, la spesa più consistente per un forfettario sono i contributi previdenziali, che dipendono dalla gestione a cui appartieni:
- Gestione Separata INPS (professionisti senza cassa e senza altra attività): 26,07% del reddito imponibile nel 2026;
- Artigiani e commercianti: circa il 25% con una quota fissa minima annua (indipendente dal reddito, circa 4.000 €/anno), più aliquota variabile oltre una certa soglia.
Esempi concreti: quanto resta in tasca
Prendiamo un professionista di servizi (coefficiente 67%) in Gestione Separata, aliquota 15% (regime a regime, non start-up):
| Fatturato annuo | Contributi INPS | Imposta sostitutiva | Netto annuo | Pressione fiscale tot. |
|---|---|---|---|---|
| 15.000 € | ~2.620 € | ~1.114 € | ~11.265 € | ~24,9% |
| 25.000 € | ~4.367 € | ~1.857 € | ~18.776 € | ~24,9% |
| 40.000 € | ~6.987 € | ~2.972 € | ~30.041 € | ~24,9% |
| 60.000 € | ~10.480 € | ~4.458 € | ~45.062 € | ~24,9% |
| 85.000 € | ~14.847 € | ~6.315 € | ~63.838 € | ~24,9% |
Valori indicativi calcolati con coefficiente 67%, aliquota 15%, Gestione Separata 26,07%. La pressione fiscale totale resta costante perché, con coefficiente e aliquota fissi, tutte le voci scalano in proporzione al fatturato.
Con la flat tax al 5% riservata alle nuove attività, lo stesso professionista con 25.000 € di fatturato porterebbe a casa circa 20.014 € invece di 18.776 € — un risparmio concreto nei primi 5 anni, se rispetti i requisiti.
Vuoi calcolare il tuo caso specifico?
Il calcolatore ti permette di scegliere categoria ATECO, aliquota e gestione previdenziale per un risultato su misura.
Forfettario o regime ordinario: quando conviene cambiare
Il forfettario conviene quasi sempre quando le tue spese reali sono inferiori a quelle "presunte" dal coefficiente di redditività — ad esempio un consulente IT con pochi costi (coefficiente 67% significa che il 33% è considerato costo forfettario, spesso più alto delle spese reali di chi lavora da casa con un laptop). Il regime ordinario può convenire invece se hai costi elevati e documentabili (affitto di uno studio, dipendenti, attrezzature costose) che superano ampiamente quella soglia presunta.
Domande frequenti
Nel forfettario si applica l'IVA in fattura?
No, le fatture emesse in regime forfettario sono senza addebito di IVA, con la dicitura "operazione senza applicazione dell'IVA ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014". Questo semplifica la fatturazione ma significa anche che non puoi detrarre l'IVA sugli acquisti.
Cosa succede se supero gli 85.000 euro di fatturato?
Se superi 85.000 € ma resti sotto i 100.000 €, esci dal forfettario dall'anno successivo. Se superi i 100.000 € durante l'anno, esci immediatamente e devi applicare l'IVA sulle fatture emesse da quel momento in poi.
Conviene aprire in Gestione Separata o iscriversi come artigiano/commerciante?
Dipende dall'attività svolta, non è una scelta libera: la gestione previdenziale è determinata dal tipo di attività e dal relativo codice ATECO. Un consulente o libero professionista senza cassa specifica va in Gestione Separata; chi svolge attività manuali o commerciali spesso rientra nella gestione Artigiani/Commercianti.
Questo articolo ha scopo puramente informativo e non sostituisce una consulenza di un commercialista. I calcoli sono stime semplificate basate su coefficienti di redditività standard, aliquota Gestione Separata 2026 e regole generali del regime forfettario; non considerano casi particolari, agevolazioni territoriali o situazioni contributive pregresse. Prima di aprire o modificare una partita IVA, consulta sempre un commercialista.